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Internet, la pubblicità a +7,7%

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Cresce la pubblicità su Internet

+7,7%

Articolo tratto da: /www.italiaoggi.it
La crescita a due cifre è ormai un ricordo, ma la raccolta pubblicitaria su Internet, secondo Iab Italia, vedrà comunque un incremento nel 2013 del 7,7% arrivando a superare gli 1,5 miliardi di euro. Per l’anno prossimo, poi, le previsioni indicano un +8,5%, grazie ancora una volta alla spinta che arriva dalle inserzioni video, mobile e da un segmento che si sta facendo strada, il programatic buying, un modo per assicurarsi la comunicazione su determinati target stabilendo in anticipo chi si vuole colpire.
I numeri sono stati presentati ieri da Simona Zanette, presidente dell’associazione per lo sviluppo della pubblicità interattiva, durante la prima delle due giornate dello Iab Forum a Milano, con tanto di dettaglio, ed è la prima volta, sui singoli segmenti. Un modo per sottolineare come il comparto sia comunque in crescita in un mercato molto difficile, ma anche per dare un quadro (stimato) più roseo rispetto alle rilevazioni puntuali di Nielsen che non comprendono però i dati di alcune delle grandi aziende Internet che non partecipano alla rilevazione, motori di ricerca e social network in primis. Così, se per Nielsen i primi nove mesi dell’anno si sono chiusi con una raccolta Internet in calo del 2,6% a 355 milioni di euro, per Iab la crescita invece c’è stata, fino ad arrivare a fine anno a un +7,7% appunto, con un perimetro assai più ampio.
«Questo risultato non ci ridà però la quarta posizione in Europa per spesa pubblicitaria che già avevamo perso a favore della Russia», ha detto ieri Zanette. «Comunque è un segnale di crescita continua e costante, anche se ci siamo scordati delle crescite a due cifre del passato».
Un handicap, per l’Italia, ha rimarcato ancora il presidente di Iab, resta la banda larga, con cui siamo fanalino di coda e questo nonostante ci siano segnali di innovazione che arrivano dagli utenti, come il fatto che gli italiani si distinguano in Europa per l’accesso a Internet da dispositivi diversi da pc (smartphone, tablet e console): il 41% contro il 37% della media del continente.

A essere variegato è il quadro degli investitori: «abbiamo trovato delle differenze nelle categorie merceologiche che da sempre hanno fatto il grosso degli investimenti sul digitale», dice Zanette a ItaliaOggi. «Ci siamo resi conto che le top five (le prime cinque categorie per investimento, ndr) hanno un segno meno compreso fra un -12 e -35%, che è tantissimo. Sono finanza e assicurazioni, automotive, servizi professionali, telecomunicazioni, media ed editoria, quei settori che hanno creduto sin dall’inizio nel digitale ma che adesso vedono una battuta d’arresto. Per contro abbiamo nuove categorie che invece crescono: largo consumo, toeletries, cosmetica.
È un segnale positivo, perché possiamo dire che si è cominciato ad allargare il pacchetto delle categorie merceologiche».

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